Intervista al Podestà Giovanni Picuti

 

Quale è stato il vero protagonista di questa edizione? 

“L’antico modello di sviluppo, ispirato alla cultura del Medioevo e ai valori etici delle produzioni, ora che la crisi economica mondiale ci tormenta. Le Gaite suggeriscono la soluzione percorribile alla crisi, attraverso le prassi produttive ed economiche dell’Età di Mezzo. Del resto Bevagna fu eletta da Symbola, la Fondazione per le Qualità Italiane di Profumo e Realacci, quale sede dei suoi seminari e fu segnalata al mondo dal presidente del Censis De Rita. Non ci occupiamo di tornei cavallereschi, né di cortei tambureggianti, ma del recupero dell’etica nel lavoro e negli affari, materia al centro di riflessioni di molti economisti”.
 

Vuol dire che Gaite denunciano dei guasti di questa società?

“Denunciano una errata interpretazione del lavoro e l’interruzione della “catena del sapere”, che era alla base delle botteghe artigiane medievali. Contestano energicamente la spersonalizzazione della produzione e del capitale, che si sono prodotte nella nostra società contemporanea. Bevagna da sola non realizzerà quello che i governi dovrebbero fare, ma nel suo piccolo individua un antidoto nel modello delle “arti” e dei mestieri delle città dell’età di mezzo prefiggendosi di diventare la città di riferimento degli artigiani del Paese, il fulcro riconosciuto dell’artigianato italiano”.  
 

Oggi la manifestazione si chiuderà con il mercato medievale, con il tiro con l’arco e con la premiazione. Soddisfatto?  

 

“Ringrazio Mario Lolli, che ha diretto la commissione artistica e soprattutto vinto la scommessa di “Carmina Mevania”. Non so cosa avrei fatto senza il conforto fisico e spirituale di Pino Priano, che lavora silenziosamente alla macchina organizzativa, come Gianni Letta lavora per Berlusconi, sebbene né lui né io ci identifichiamo con i due titolati personaggi. Poi ci sono i consoli, Ricci, Galardini, Properzi e Luzi, furenti, energici e irrinunciabili, sempre in lizza, ma perfettamente consapevoli delle finalità comuni. Tutti all’altezza del ruolo”.   

 

Soddisfatto del popolo delle Gaite?

“Il fiore all’occhiello di Bevagna. Il successo della manifestazione  sta nella sua offerta e anche nella sua genialità, che ha superato i confini nazionali, raggiungendo traguardi impensabili, sbarrati ad altre manifestazioni. Prende le ferie per lavorare - sulle piazze di San Francesco, San Filippo, Santa Margherita e Sant’Agostino -  nella consapevolezza orgogliosa di avere in mano un balocco desiderato da tutti e che non mollerà tanto facilmente”.  
 

Timori di plagio?

“Ogni tentativo di contraffazione finirebbe in un insuccesso per gli altri, in una acclamazione dell’unicità della nostra formula. Essa non è esportabile, tanto quanto le chiese di San Michele e San Silvestro. Quel che conta è il legame dialettico instaurato negli anni con un pubblico consapevole dell’importanza dell’Età di Mezzo, epoca in cui sono state vissute esperienze, politiche, religiose, artistiche, che costituiscono aspetti insopprimibili dell'eredità culturale europea”.
 

Rapporti con il Comune?

“L’amministrazione è parte sostanziale della manifestazione. Si riconosce in essa. Il sindaco  Bastioli e l’assessore Proietti, mi hanno aiutato a superare le difficoltà organizzative”.
 

Chi vincerà questa edizione?

“ Vincerà il <<Medioevo ricostruito>> e il suo messaggio che ci giunge attraverso questa piccola grande città di cui l’Umbria deve andare orgogliosa, perché ci insegna che in quell’epoca non c’erano sindacati, automobili, cellulari o veri e propri padroni. L’uomo medievale di padroni non ne aveva bisogno, possedendo il senso del produrre per la comunità e la consapevolezza di essere uomo tra gli uomini e per gli uomini”.